Voto degli italiani all’estero: le mie proposte di modifica della legge

L’attuale legislatura sta vivendo le sue ultime fasi e torna finalmente d’attualità la discussione sulla nuova legge elettorale.

Qualche mese fa, dopo l’esperienza fatta come rappresentante di lista durante lo spoglio delle schede nella circoscrizione estero, elaborai alcune proposte di modifica dell’attuale legislazione in materia di voto degli italiani all’estero. Le proposte sono state condivise nei gruppi di lavoro dei Comitati per il NO nei referendum Costituzionali. Ne pubblico il testo anche in questa sede.

1. Tessere e certificati elettorali. Oggi, paradossalmente, i cittadini italiani residenti hanno una garanzia di accesso al voto meno ampia rispetto agli italiani all’estero. Infatti gli italiani all’estero iscritti presso l’AIRE ricevono automaticamente a casa il kit per il voto comprensivo di schede e certificato elettorale. Gli italiani residenti devono invece recarsi alle urne con la tessera elettorale sulla quale il presidente del seggio appone un timbro nell’apposito spazio; esauriti i 18 spazi liberi (uno per tornata elettorale) l’elettore residente deve chiedere al comune una nuova tessera elettorale senza la quale non è possibile votare.

La mia proposta è di istituire una tessera elettorale anche per gli italiani all’estero. Tali tessere dovrebbero essere strutturate in modo da contenere in sé in certificati elettorali sotto forma di bollini che, in occasione di ogni votazione, dovrebbero essere staccati dalla tessera per essere inseriti nella busta grande contenente la seconda busta piccola con la scheda votata. Pertanto, così come avviene per gli elettori residenti in Italia, esaurito il numero di bollini (o certificati) disponibili, l’elettore estero dovrebbe chiedere l’invio da parte del ministero degli esteri della nuova tessera elettorale contenente i bollini/certificati elettorali.
La soluzione ha a mio avviso anche il pregio di consentire la stampa centralizzata e controllata delle tessere elettorali risolvendo in tal modo il problema della possibile falsificazione dei certificati che oggi vengono stampati localmente all’estero, da soggetti privati, su iniziativa di ogni consolato. Ogni bollino/certificato elettorale dovrebbe contenere un codice a barre senza l’indicazione del nome e del cognome dell’elettore; tale misura garantisce la segretezza del voto in primo luogo e rende più spedita la fase dello spoglio delle schede. Infatti il codice a barre consente la lettura con un dispositivo portatile simile ai lettori del supermercato (anche con uno smartphone) dei dati dell’elettore ai fini della verifica della presenza nelle liste elettorali. In questo modo la verifica sarebbe eseguita in maniera centralizzata e computerizzata mediante accesso ad un unico database degli elettori attraverso un semplice dispositivo collegato in rete (attenzione, per rete non intendo esclusivamente Internet ma anche una rete privata).
Oggi l’operazione di verifica della presenza dell’elettore nell’elenco degli aventi diritto al voto viene fatta a mano dagli scrutatori con enorme impiego di energie e di tempo. Inoltre è prassi purtroppo comune e consolidata quella di estrarre tutti i certificati dalle buste per eseguire le verifiche successivamente, dopo aver ahimè inserito TUTTE le buste piccole nell’urna rendendo praticamente impossibile parte consistente delle verifiche da fare nella fase preliminare dello spoglio (annullamento dei voti non validi). In particolare, la prassi di separare i certificati dalle schede votate prima della verifica della presenza nelle liste elettorali, impedisce l’individuazione del voto non valido che risulta mischiato a tutti gli altri essendo stato inserito nell’urna in maniera indiscriminata.. Nelle precedenti tornate elettorali si sono evidenziati casi di brogli per certificati falsi e duplicati rispetto ai quali, con il modus operandi attuale, c’è scarsa possibilità di intervenire con un controllo efficace al momento delle fasi preliminari (ovvero dall’apertura del seggio estero fino all’inizio dello spoglio vero e proprio).
2. Divisione dell’unica circoscrizione estero in almeno tre circoscrizioni. Il centro di Castelnuovo di Porto è un girone dantesco. Non esiste organizzazione politica in grado di sostenere la prova della verifica di tutte le sezioni attraverso propri rappresentanti di lista. Questo si traduce in un difetto di controllo e quindi in una maggiore opacità delle operazioni di spoglio.  Ritengo pertanto opportuna la divisione della circoscrizione estero almeno in tre ripartizioni (Milano, Roma e Napoli) per diluire il carico e rendere meno gravose le operazioni anche dal punto di vista organizzativo.
Le modifiche proposte possono essere intervenendo con la tecnica della novella sulla normativa esistente.

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