CAMBIAMENTI CLIMATICI: PERCHE’ DOBBIAMO CONTENERE IL RISCALDAMENTO GLOBALE ENTRO 1,5°C (RISPETTO ALL’ERA PREINDUSTRIALE)

(Relazione nel convegno “Cambiamenti Climatici e Migrazioni”, tenutosi a a Roma 17/10/2018, organizzato dall’Associazione dei Giuristi Democratici con il patrocinio del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma).

di: Chiara Cagnazzo, Istituto di Scienze Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISMAR-CNR).

L’accordo di Parigi di Dicembre 2015, con la partecipazione di delegati provenienti da 196 paesi, ha definito come obiettivo comune nel lungo periodo quello di contenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto di 2 gradi centigradi rispetto all’epoca preindustriale ed anzi, veicolando il messaggio della comunità scientifica, limitarne l’incremento a 1,5 °C. 

Quanto siamo distanti dal traguardo di 1,5°C? Le attività antropiche, tramite l’emissione di gas ad effetto serra, sono ritenute responsabili di un aumento ad oggi di circa 1°C rispetto all’era preindustriale. Se continuassimo a seguire un tasso di crescita della temperatura al pari dell’attuale, raggiungeremmo il traguardo di 1,5°C nel decennio intorno al 2040.

Il recente rapporto speciale dell’IPCC[1] sugli impatti conseguenti ad un aumento di 1,5°C ha descritto le sorprendenti differenze di questi effetti in un pianeta che superasse questa soglia, fino ai 2°C gradi centigradi. 

Perché tuttavia preoccuparsi di un cambiamento di temperatura globale di “solo” mezzo grado?

In che modo un numero relativamente piccolo nella nostra esperienza quotidiana può avere effetti tanto importanti? Quanto sono affidabili gli studi della comunità scientifica in proposito?

Perché un numero piccolo e differenze grandi? Quando si parla di aumento di temperatura media globale ci si riferisce ad un valore medio della temperatura rappresentativo di tutto il globo terrestre e durante il corso di un anno intero. Decomponendo questo valore per regioni, e per periodo dell’anno, i numeri in gioco sono differenti. Ad esempio, l’aumento globale di temperatura di circa 0,5 °C osservato nel decennio 2006-2015 corrisponde ad un aumento di oltre 2 °C nelle regioni polari, le regioni maggiormente sensibili all’incremento di temperatura causato dalle emissioni di origine antropica. L’aumento di temperatura supera i 3-4 °C in questa stessa regione, se si guarda al solo periodo invernale. Inoltre, le terre emerse si sono riscaldate mediamente più delle aree coperte da oceano.

Se poi guardiamo agli estremi di temperatura nelle diverse regioni del mondo (numero di giorni e notti calde, o estremamente calde, numero di giorni freddi o estremamente freddi, ondate di calore) e ai valori di questi estremi, i cambiamenti previsti in un pianeta di 0,5°C più caldo di oggi si riassumono in una significativa diminuzione di giorni freddi e notti fredde, un aumento di notti e giorni caldi o estremamente caldi ed un incremento con 3°C per gli estremi caldi alle medie latitudini e fino +4,5°C per gli estremi freddi. 

Cambiamenti climatici o riscaldamento globale? Il riscaldamento globale è l’aumento della temperatura media del pianeta, che corrisponde a valori diversi e più o meno marcati in regioni e periodi dell’anno differenti. Tuttavia i cambiamenti osservati non si limitano all’aumento di temperatura ma riguardano tutte le componenti del clima del pianeta. E spaziano dalla significativa diminuzione del ghiaccio marino Artico all’aumento del livello del mare, dallo scioglimento dei ghiacciai al cambiamento del ciclo dell’acqua, dall’incremento dei periodi di siccità in regioni sensibili, inclusa l’area Mediterranea, o al contrario l’aumento delle inondazioni in aree a rischio all’acidificazione degli oceani, per citarne i più devastanti. Gli impatti associati ad un aumento di 1,5 °C della temperatura media globale possono portare ad una stima del 15% in più di popolazione esposta ad ondate di calore, 350 milioni di persone a rischio siccità, una drastica diminuzione del ghiacci Artici con la possibilità di andare incontro ad inverni senza ghiaccio in estate (seppur ancora con una bassa probabilità se si contiene il riscaldamento globale ad 1,5°C; 1 inverno su 40), all’innalzamento significativo del livello del mare con impatti devastanti in regioni particolarmente sensibili quali le piccole isole. Questi effetti possono diventare particolarmente importanti con un aumento di temperatura di 2°C, poiché si raggiungerebbe la soglia di quasi scomparsa del ghiaccio Artico in estate (1 anno ogni 5), si dovrebbe affrontare una riduzione drastica dei raccolti in Africa Sub Sahariana, nel Sud Est Asiatico, e in Sud America, e si andrebbe incontro al verificarsi di eventi irreversibili quali scomparsa totale dei coralli, a causa dell’impossibilità di adattarsi[2].

Quale affidabilità nei numeri? La temperatura dell’atmosfera e dell’oceano viene misurata da una vasta rete di osservazioni robusta, globale, di lunga copertura ed affidabile. La temperatura globale e le sue variazioni sono parametri misurabili e riproducibili in modo affidabile. Per comprendere le cause delle variazioni osservate, e studiare l’evoluzione del clima terrestre in scenari diversi di emissioni di gas ad effetto serra si utilizzano i modelli climatici. Si tratta di codici sofisticati, che descrivono processi fisici delle componenti del clima del pianeta Terra (oceano, atmosfera ghiaccio, vegetazione ed i processi all’interfaccia) tramite equazioni che vengono approssimate e risolte con metodi matematici e numerici, suddividendo le componenti del pianeta in un grigliato nello spazio e nel tempo. Si tratta di strumenti piuttosto affidabili, in grado di riprodurre e quindi permettere di comprendere le variazioni e i cambiamenti della temperatura osservati nel passato e poter in seguito ricostruire una loro possibile evoluzione in risposta all’immissione nel sistema di gas ad effetto serra.  I cambiamenti osservati delle piogge e piogge intense oppure i prolungati periodi di siccità sono associati ad una maggiore incertezza3. Sul ghiaccio marino artico le proiezioni si sono rivelate addirittura troppo ottimiste nelle simulazioni climatiche. I ricercatori del clima lavorano costantemente per migliorare l’affidabilità di questi numeri.

E’ possibile non superare la soglia di 1,5°C?

Si’, con una diminuzione delle emissioni nette di CO2 di origine antropica del 45% dai livelli del 2010 entro il 2030 e raggiungendo emissioni zero intorno al 2050. Per contenere il riscaldamento globale entro i 2°C, le emissioni dovrebbero diminuire del 25% entro il 2030 e raggiungere valori nulli entro il 2070. Si tratta di obiettivi molto ambiziosi, ma tecnologicamente possibili. Ipotizzando di poter raggiungere questi obiettivi di riduzione delle emissioni, cosa accadrebbe subito dopo? Anche a seguito di una drastica diminuzione delle emissioni di gas serra, bisogna tener conto del fatto che il sistema climatico ha una sua inerzia nel rispondere. La temperatura continuerebbe ad aumentare per poi aggiustarsi intorno ai valori di 1,5°C o 2°C, a seconda dello scenario emissivo che saremmo in grado di implementare.


[1] IPCC, 2018: Summary for Policymakers. In: Global Warming of 1.5°C. An IPCC Special Report on the impacts of global warming of 1.5°C above pre-industrial levels and related global greenhouse gas emission pathways, in the context of strengthening the global response to the threat of climate change, sustainable development, and efforts to eradicate poverty [Masson-Delmotte, V., P. Zhai, H.-O. Pörtner, D. Roberts, J. Skea, P.R. Shukla, A. Pirani, Moufouma-Okia, C. Péan, R. Pidcock, S. Connors, J.B.R. Matthews, Y. Chen, X. Zhou, M.I. Gomis, E. Lonnoy, Maycock, M. Tignor, and T. Waterfield (eds.)]. World Meteorological Organization, Geneva, Switzerland, 32 pp.

[2] Per mettere i numeri in contesto, il possibile innalzamento globale del livello del mare può aggirarsi tra gli 0,5 e 0,8 metri al 2100. Il livello del mare oggi rispetto all’ultima glaciazione, quando l’acqua era contenuta in vasta parte nella copertura di ghiaccio, è più alto di circa 80 metri. La temperatura media globale oggi è di “soli” 6-8 gradi centigradi più alta. 33

L’incertezza è intrinseca a qualsiasi sistema di misura e rappresenta la differenza tra il valore misurato e il valore reale della grandezza misurata. L’incertezza associata alle stime menzionate nel testo è dovuta anche alle naturali variazioni del sistema climatico e alle differenti approssimazioni fisiche, matematiche, numeriche degli strumenti utilizzati per misurare o per riprodurre la grandezza fisica.

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